Stefano e la rabbia: la storia di un caregiver

Stefano è un uomo di aspetto gradevole, anche se lo nasconde dietro a un modo di fare dimesso e una certa disattenzione all’abbigliamento; è schivo nei modi e indossa sempre le stesse vecchie cose. La sua infanzia è stata segnata dalla complessa condizione di salute della madre, che si appoggia moltissimo a lui. È Stefano a star dietro agli appuntamenti con i medici, a ricordarle le analisi, a sostenerla nei momenti difficili. Oggi ha quarant’anni e non si è mai troppo allontanato dalla famiglia di origine; ha una relazione stabile ma non se la sente di andare a convivere, per cui lui e la compagna Roberta sono una “coppia del weekend”. Stanno insieme un paio di giorni e poi lui torna a casa dai suoi.

Inutile dire quanto Roberta sia frustrata a causa della situazione, anche perché, dall’esterno, si rende perfettamente conto che non c’è un reale bisogno di tutto il tempo che Stefano profonde nella cura della madre e anche del padre, che, tutto sommato, vivono una situazione al momento tranquilla e possono contare su altri aiuti familiari (Stefano ha una sorella) ed esterni (una persona presente per la maggior parte della giornata che li aiuta ad espletare le normali commissioni quotidiane).

Stefano si sente un po’ tra due fuochi.

In modo molto inaspettato, essendo lui una persona mite, una mattina fa un gesto inconsueto e preoccupante. Mentre è al lavoro, incomincia ad avere un atteggiamento polemico e arrogante con il superiore, fino a sconfinare nella maleducazione. Ripreso dai colleghi ha una crisi di rabbia e incomincia a gridare e agitarsi. Sbatte violentemente i pugni sul pc e poi, al suono dell’ennesimo messaggio della fidanzata sbotta: “Non vi basta mai tutto quello che faccio, Io non sopporto più nessuno!”. Dopo di che, se ne va sbattendo la porta e spegne il cellulare fino alla sera. Ha solo voglia di scomparire. I familiari, preoccupati, lo invitano a prendersi un momento di pausa: lo amano e tengono al suo benessere quanto lui tiene a loro.

Spesso trascuriamo lo stress dei caregiver: le persone che ogni giorno danno amore e accudimento ai propri familiari. Invece, si tratta di una realtà sommersa che mette a dura prova la stabilità di chi si spende senza risparmiarsi e non riceve grandi riconoscimenti. Cosa possiamo fare?

Anzitutto, c’è bisogno di “vedere”. Vedere e dare riconoscimento e sostegno emotivo. È brutto per Stefano sentirsi sempre chiedere come stia la madre e mai come stia lui…

In secondo luogo, è fondamentale restituire ai caregiver degli spazi vitali personali, in cui possano coltivare un hobby o un interesse senza sentirsi in colpa.

E, soprattutto, c’è da chiarire che al mondo siamo tutti preziosi, noi stessi per primi. Stefano, peraltro, si sente assolutamente indispensabile, anche se non lo è davvero, quanto meno non in tale misura

Il suo è, piuttosto, un diktat interno che viene da una precoce responsabilizzazione.

Dopo essersi preso un serio momento di riflessione, Stefano lascia una fidanzata che non amava più e, finalmente, prende in affitto un monolocale tutto per sé. Si scusa con i colleghi e riprende il suo lavoro.

Non ha affatto abbandonato la sua famiglia, ha solo scelto di fare un minimo di spazio a se stesso: d’altronde, se veramente andasse in burn out, non farebbe il bene di nessuno.

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