Gravidanza: sogno, progetto, realtà!

Con Maria Beatrice Toro

Per ciascuna donna, spesso sin dal periodo infantile, nei giochi e nelle fantasie, il primo luogo in cui un bambino si fa spazio e prende vita è il mondo dell’interiorità. E’ proprio nel profondo della psiche che nascono sogni e rivelazioni, intessuti in una trama di intuizioni, immagini, simboli ancestrali.
Ospitare un bambino nel mondo interno prepara il campo a quello che in età adulta può diventare un progetto in grado di canalizzare le proprie energie per dare forma al presente e al futuro.

Essere madre non è una realtà improvvisa

Esser madre non è una realtà improvvisa, o un risultato che dobbiamo tutte ottenere, ma un lungo processo che parte da un “figlio immaginato” che poi diventa sempre più concreto attraverso un percorso che è unico per ciascuna.
Emozioni e razionalità devono trovare un loro equilibrio nel momento in cui ci si predispone a concretizzare le fantasie e ci rendiamo consto che creare le giuste condizioni non é qualcosa di facile e nemmeno di scontato. Magari non ci sentiamo sicure del nostro partner, o abbiamo preoccupazioni di carattere economico, o, ancora, dubbi di non essere all’altezza di una responsabilità così grande.

In questo quadro, una condizione di salute che necessita di cure e attenzioni è senz’altro un dato di cui tenere conto, uno stressor che si può gestire con intelligenza, saggezza, amore verso un corpo in cui forza e vulnerabilità coesistono, in ogni momento.

La malattia non toglie poesia alla gravidanza

Vorrei sottolineare, tuttavia, che ogni gravidanza contiene un elemento di ansietà; convivere con una malattia cronica è una realtà certamente complessa ma possiamo renderci conto che, con i giusti accorgimenti, è qualcosa di gestibile e che, soprattutto, nulla toglie alla poesia della gravidanza e della maternità.

Sappiamo molto bene quanto sia importante una programmazione attenta, ma questo non deve far pensare che l’intimità e l’amore da cui nasce un figlio debbano essere spoeticcizzati… anzi! Vedere se stesse come delle persone che non potranno vivere appieno la bellezza potente della procreazione è una distorsione cognitiva comprensibile e a suo modo normale, ma… non è reale.

La consapevolezza è una forma di maturità che chi soffre di patologie croniche si trova a dover sviluppare molto presto, come, pure, la capacità di convivere con una scansione dei tempi di vita in cui non sempre si possono fare le cose solo secondo i nostri desideri immediati. A volte bisogna saper attendere.

Costruire una trama di momenti unici

All’interno di questa consapevolezza si può costruire una trama di momenti unici e a loro modo perfetti: non si tratta di un miraggio, ma del frutto maturo del proprio impegno.

Per una gravidanza, in particolare, ci saranno delle figure in più che dovranno aiutare dal punto di vista medico a individuare il momento più giusto. Possiamo viverlo senza pesantezze, comprendendo che si tratta di una precoce preparazione alle grandi assunzioni di responsabilità che un figlio comporta. Che non possono essere sempre vissute in assoluta autonomia.

Un detto africano, al quale sono molto legata, insegna che per crescere un bambino ci vuole un villaggio, senza nulla togliere ai protagonisti principali, ovvero i genitori.

Non ci deve spaventare il fatto che la coppia da sola non basti, né dobbiamo sentirci in inferiorità perché necessitiamo di una rete più ampia, che comprende anche figure mediche, che ci aiutano a progettare in modo ottimale il nostro percorso.

Sarà un viaggio pieno di emozioni e vitalità, che parte dalle fantasie per poi diventare progetto e poi realtà, da vivere entro una comunità che offra il suo sostegno e sappia essere risorsa fidata nei momenti in cui ci si sente più fragili.

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